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Sono ioBenvenuto nel mio sito personale! In queste pagine ho dato vita ad un piccolo mondo popolato di pensieri, scritti e semplici contributi che voglio destinare alla comunità globale. Qualora dovessi riportare qualcosa di inesatto o parziale, sono disponibile ad un confronto, ma sia chiaro che si tratta semplicemente dell'opinione dell'ultimo arrivato sul web.

Buona lettura!

A distanza di un anno dall'uscita del primo disco, la band svedese, in attesa del lavoro successivo, autoproduce un EP destinato a diventare un astro nel firmamento del metal scandinavo: Subterranean, ovvero le cinque tracce che racchiudono la sintesi dello stile In Flames. E' impossibile non rimanere favorevolmente impressionati da questo piccolo gioiello, già stilisticamente più maturo di Lunar strain.

In Subterranean troviamo uno stile musicale più maturo rispetto al disco precedente ed un sound decisamente vario nonostante il numero limitato di tracce. Con questo lavoro, nonostante la formazione non abbia ancora raggiunto la stabilità, inizia a prendere forma lo stile In flames: una perfetta miscela di death metal classico, melodia e folklore scandinavo, sapientemente dosate con tanto buon gusto tanto da poter essere considerato un genere a sé. E' necessario precisare che, a questo punto della loro carriera, gli In Flames non erano altro che un trio di musicisti attorno al quale ruotavano un certo numero di collaboratori, spesso cercati in una cerchia di amicizie con "gruppi cugini". Saranno necessari ancora alcuni anni prima di raggiungere la stabilità nella formazione e, personalmente, ritengo che sia proprio grazie a questo via-vai che gli In Flames hanno costruito un percorso che li ha portati più volte a mutare le loro scelte stilistiche e a continuare, negli anni, a stupire i propri ascoltatori con lavori sempre nuovi e carichi di originalità.

Il disco si apre in modo molto teatrale con Stand ablaze, un incipit davvero degno di tale ruolo: il brano inizia con un tema di tastiere che, da subito, crea l'atmosfera di mistero ed inquietudine che pervade l'intero disco. Dopo l'introduzione, il suono esplode in un avvicendarsi di riff di chitarre molto ben cesellati, su cui lo scream di Henke Forss crea meravigliosi echi di malinconica rabbia. Le strofe si chiudono con parti strumentali dove la melodia spadroneggia e si avvertono molto forti le influenze del metal classico, specialmente, a mio parere, gli Iron maiden. Il finale, tutto strumentale, varia per un poco sui ritmi delle ballate nordiche prima di chiudere sul tema strumentale pricipale. Dopo un'inizio impressionante, il disco procede sulla falsariga con Everdying, un brano, a tratti, dal vago sapore black metal ma con una struttura molto complessa, che gli conferisce una spiccata personalità. Un intreccio di chitarre sferzanti alla Behind space e batteria sempre molto presente sostengono l'intero brano. Un intermezzo acustico e numerose variazioni di ritmo, rendono il pezzo molto ricco ed interessante. Davvero notevole l'outro, interamente acustico, molto delicato ed un po' sognante. Il brano successivo è la title track, Subterranean. Questa traccia è forse la ricca di elementi folk del disco: musicalmente, ha una dinamica che riprende chiaramente le ballate popolari, rimaneggiata ed arrangiata in puro stile In flames: i suoni di ritmica sulle strofe sono molto corposi e danno una cadenza molto regolare, quasi ballabile, che esplode poi in un ritornello interamente strumentale che ammorbidisce leggermente i toni. La voce growl/scream di Forss è eccezionale. Netta variazione con la quarta traccia: Timeless è un brano strumentale interamente acustico costruito su due chitarre arpeggiate che, per poco più di un minuto e mezzo, regalano un'atmosfera sospesa, davvero "senza tempo". Il disco si chiude con un brano davvero cattivo... Biosphere si apre con un introduzione strumentale costituita da un potentissimo riff di chitarra molto cesellato e ben sostenuto da una ritmica imponente. D'un tratto, il pezzo cambia ritmo e si fa immediatamente più malefico e sferzante. Melodia e cesello vengono messi da parte per lasciare spazio ad un sound più aggressivo e "primordiale", tipicamente death, che domina il brano fino al finale, in cui rispunta la melodia, riprendendo il riff di apertura.

Personalmente, ritengo questo disco uno dei lavori migliori degli In Flames. In termini di contenuti, forse, tende un po' ad essere dimenticato o considerato un lavoro di passaggio verso il disco successivo, quello della consacrazione al pubblico mondiale. Anche Subterranean non è un disco da compagnia: per essere apprezzato pienamente va ascoltato con attenzione. Una pietra miliare nella storia della scuola di Göteborg.

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