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Sono ioBenvenuto nel mio sito personale! In queste pagine ho dato vita ad un piccolo mondo popolato di pensieri, scritti e semplici contributi che voglio destinare alla comunità globale. Qualora dovessi riportare qualcosa di inesatto o parziale, sono disponibile ad un confronto, ma sia chiaro che si tratta semplicemente dell'opinione dell'ultimo arrivato sul web.

Buona lettura!

Siamo agli inizi del nuovo millennio. Giunti al successo planetario, gli In Flames dimostrano di non essere intenzionati a sedersi sugli allori e, grazie soprattutto alla produttiva coppia Strömblad-Gelotte, sfornano questo nuovo disco destinato ad essere accolto molto favorevolmente dai fan e dalla critica internazionale. Clayman prosegue sulla linea di Colony e, in un certo senso, prova a spingersi ancora più in là, dando forma definitiva al death metal melodico svedese. La voglia di sperimentare e di osare degli In Flames non lascia l'amaro in bocca ai fans: la creatività e la voglia di reinventarsi danno ancora una volta frutto, regalando al mondo heavy/death un disco importante...

ClClaymanayman prosegue sulla scelta stilistica già adottata in Colony: gli In Flames si trovano bene nella nuova nicchia che si sono costruiti, perciò si privilegiano i ritmi veloci senza troppi fronzoli, melodie semplici, avvincenti ed orecchiabili e linee vocali ricche di sfumature. Il growl gutturale di Whoracle è ormai del tutto abbandonato e la voce di Fridén si muove molto agilmente sulle linee melodiche degli 11 brani. Stilisticamente, non siamo molto distanti dal precedente lavoro e si potrebbe dire che gli In Flames abbiano finalmente trovato la loro forma stabile...

Il disco apre con Bullet ride, una bella scarica di potenza infarcita di rullate di batteria. Brano molto adrenalinico, dal deciso sapore alternative, che pervade l'intero disco. Sullo stesso canovaccio, segue Pinball map. Terzo brano: Only for the weak, molto avvincente e trascinante, soprattutto per merito dell'ossessivo loop di tastiera. Altro brano, As the future repeats today, che apre su sonorità vagamente decadent/alternative da fine millennio. Si prosegue poi con Square nothing, un brano che accentua l'atmosfera malinconica grazie ad uno struggente riff di chitarra piuttosto suggestivo. Clayman, la title track, si apre con una vera esplosione di energia ed un'atmosfera di sofferenza: lo stesso Fridén, durante un concerto, dichiarò di aver scritto questo brano in un momento difficile della sua vita e non è difficile associare a lui le sensazioni descritte nel testo. Nuovamente in un clima di malinconia, si apre Satellites and astronauts, un altro brano alternative metal che offre qualche sfumatura d'atmosfera in più rispetto a quanto sentito nei brani precedenti. Con i tre brani successivi, Brush the dust away, Swim e Suburban me, si torna definitivamente alle sonorità potenti ed adrenaliniche dei primi brani del disco: rullate di batteria e chitarre prepotenti rientrano in scena. Il disco si chiude con Another day in the quicksand, un brano veloce ed aggressivo, intramezzato da un bell'assolo di chitarra che ben troneggia sul lavoro di rullate di Svensson.

Clayman è un disco che ho da subito apprezzato molto: negli anni della sua uscita, la musica convogliava emozioni contrastanti e gli In Flames guardavano proprio in quella direzione. L'energia che trasmettono i loro brani incanala maggiormente sofferenza e malinconia piuttosto che rabbia e forza, ed i testi si fanno ancora più introspettivi. Personalmente, trovo che, nel suo contesto, Clayman sia stato un ottimo disco, coniugando in modo pregevole i dettami del nuovo sottogenere alternative, che in quegli anni la faceva da padrone, al sound metal melodico che ha sempre caratterizzato la produzione targata In Flames. Un disco che merita l'ascolto anche se, a mio parere, fa fatica a sopravvivere al passare del tempo.

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