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Sono ioBenvenuto nel mio sito personale! In queste pagine ho dato vita ad un piccolo mondo popolato di pensieri, scritti e semplici contributi che voglio destinare alla comunità globale. Qualora dovessi riportare qualcosa di inesatto o parziale, sono disponibile ad un confronto, ma sia chiaro che si tratta semplicemente dell'opinione dell'ultimo arrivato sul web.

Buona lettura!

Non c'è due senza tre. Questo album è considerato quello della consacrazione al grande pubblico e, a mio parere, dovendone scegliere uno, il loro migliore lavoro in assoluto. Con The Jester race, gli In Flames escono dalla nicchia scandinava per farsi conoscere nel mondo: il contratto con la nuova etichetta, la Nuclear Blast, offre notevole visibilità e molte opportunità in più per la band.

Con questo disco si ha il primo vero cambio di rotta da parte degli In Flames: ennesimo rimpasto della formazione e decisivo cambio alla voce. Questa volta la scelta ricade su Anders Fridén, dotato di una voce growl molto gutturale che, sul nuovo sound, calzava a pennello. I suoni si fanno più compatti, le chitarre vengono accordate ancora più basse, arrivando al Do, per sostenere costruzioni ritmiche più dure e potenti, infarcite qua e là di suggestive elaborazioni elettroniche. Questo disco, a mio parere, non può più essere considerato propriamente death metal. Con la ricchezza e l'originalità del suo contenuto merita di essere considerato il capostipite di un nuovo genere, il cosiddetto "death metal melodico scandinavo".

A partire da The Jester race, gli In Flames iniziano a costruirsi un'immagine internazionale, essenziale per la promozione al di fuori del paese natìo: il logo della band subisce un restyling e, sulla copertina, decisamente evocativa, fa la sua comparsa Jester, la mascotte che, da quel momento, sarà presente su tutti i dischi degli In Flames, sebbene con un design destinato a mutare negli anni.

La prima traccia è una vera bomba: Moonshield, un brano di grande effetto, dal ritmo lento e quasi solenne. L'introduzione interamente acustica crea un'atmosfera quasi rituale, rotta all'improvviso dall'ingresso di un muro di 4 tracce di chitarra sovraincise che riprendono il tema iniziale. La voce di Anders compare ad un tratto come l'eco di un ruggito proveniente dal centro della terra: la sensazione di potenza è palpabile! L'intero brano si articola su diversi passaggi e variazioni dal ritmo sempre molto sostenuto, interrotto solo per qualche momento da un intermezzo acustico che ci ripiomba nell'atmosfera rituale dell'introduzione. La traccia successiva, The Jester's dance, è un brano strumentale che alterna atmosfere doom ossessive a esplosioni progressive metal. Nel terzo brano, Artifacts of the black rain, abbiamo una prova del talento del nuovo cantante, che ci ragala un growl allo stesso tempo molto aggressivo e ricco di melodia. Traccia numero 4: Graveland. Breve ma intensa, spazza via gli eccessi di melodia per regalarci qualche momento di sound death duro e puro. E siamo giunti al cuore pulsante del disco: i quattro brani che seguono sono, a mio parere, le quattro colonne portanti del tempio del metallo, la migliore produzione targata In Flames di tutti i tempi. Lord Hypnos, è un brano di grande impatto, che rapisce immediatamente per melodia, suoni corposi e atmosfera horror-metal. Il brano da sfogo da subito alla sua imponenza: riff sferzanti alla Lunar strain si alternano a dinamiche più lisce, sempre sostenute dalla potenza brutale delle chitarre e, prima di concludersi, ci regala una fuga nel folk/death scandinavo più autentico. Il disco prosegue in accelerata con Dead eternity, una composizione death melodica capace di coniugare melodie accattivanti e sfuriate death/black di alto livello, condite da vere e proprie mitragliate di basso e batteria. A questo punto le orecchie dell'ascoltatore potrebbero temere di aver sentito tutto, ma il disco serba ancora molte sorprese... E' il momento della title track, The Jester race. Balziamo a piè pari nel death melodico scandinavo: la voce growl di Fridén è molto profonda ma si muove agilmente sulla linea melodica del brano. Ritmiche piene e sincopate reggono l'intero brano, fino all'assolo, che ci regala una svisata dal tono progressive. Ancora avanti, con l'acceleratore a tavoletta: December flower è un imponente brano death melodico. Anche qui lo stile death si fonde in modo pregevole con la melodia: liriche costituite da brevi e sporadici echi duettano alla grande con i riff di chitarre, duri ma sempre ricchi di melodia. Con la traccia successiva gli In Flames ci regalano un brano strumentale, Wayfearer, una ballata in mid tempo dal ritmo possente e molto cesellato, arricchita da un paio di assoli decisamente rock. Il disco si chiude con Dead god in me, che riprende le cupe atmosfere horror-metal. Di nuovo un death metal più classico, il ritmo torna ad essere incalzante, con brevi liriche e tanto spazio alla sezione strumentale.

Definire The Jester race un disco eccezionale non è un'esagerazione. A mio parere è un autentico capolavoro, una quarantina di minuti di contenuti di alto livello: un lavoro pensato, sviluppato e rifinito in ogni dettaglio con la massima attenzione, un disco che non cala mai il ritmo e non delude. Da non perdere per nessun motivo.

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